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Section Patrimonio storico artistico/Beni architettonici/Palazzi
di Raffaella Di Meglio

I nove palazzi schedati offrono una testimonianza dell’intenso fervore culturale e artistico e del dinamismo sociale che animò Forio soprattutto tra Settecento, epoca alla quale risalgono cinque degli edifici, ed Ottocento.

Costruiti da famiglie patrizie foriane o napoletane sia all’interno del centro urbano che  nei terreni di proprietà, i palazzi prendono il nome proprio dalla famiglia proprietaria e/o fondatrice (oltre a quelli schedati, si ricordano i palazzi Maltese, D’Ascia, Calise, Capuano, Pezzillo, Amalfitano).

Si tratta di una produzione architettonica anonima, varia ed originale, ora essenziale, sobria ed equilibrata, ora elaborata e scenografica, in cui spesso elementi locali si fondono con schemi colti mutuati dalla capitale, dando vita a soluzioni inedite, come dimostrano l’insolita e disinibita architettura di Palazzo Covatta, la facciata del Palazzetto, o lo scarto stilistico tra l'esterno e l’interno di Palazzo Biondi.

Palazzo Piromallo è stato scelto ad esemplificare la realtà delle case padronali (altre sono villa Gastaldi, casa Polita) edificate in epoca borbonica dai ricchi proprietari nei loro fondi sia per controllare la produzione che per trascorrervi le vacanze estive. La scheda dell’edificio, non catalogato dalla Soprintendenza, è corredata da una ricca e per lo più inedita documentazione fotografica.

Le case signorili, costruite sia nel centro urbano che nel contado, presentano alcune caratteristiche comuni, a cominciare dalla presenza di un cortile o androne, che assume la valenza di spazio centrale, destinato ad accogliere le attività della casa, come testimonia la presenza di lavatoi e di pozzi, o, nel caso delle case di campagna, locali funzionali ai lavori agricoli (magazzini, cantine, stalle). Intorno al cortile sono distribuiti gli ambienti della casa e rampe di scale collegano il piano terra a quello superiore generalmente riservato alla famiglia proprietaria, dove sono collocate le camere da letto ed i servizi. Immancabile è il tipico massiccio portale in pietra lavica o in tufo talvolta lavorato con incisioni lungo la cornice o stemmi nobiliari sulla chiave di volta.

Una destinazione diversa da quella puramente residenziale ha avuto il Palazzo Milone, che nel 1858 fu acquistato dal reverendo Giuseppe Milone per adattarlo a ricovero per anziani; per un servizio di assistenza sanitaria ai meno abbienti fu fondato nel XVI sec. anche l'Ospedale annesso alla chiesa di S. Maria di Loreto. 

Un caso a sé è quello della villa Colombaia edificata alla fine dell’Ottocento in posizione panoramica in località Zaro, nota per essere stata negli anni Sessanta residenza del regista Luchino Visconti.

Molti palazzi hanno subito nei secoli trasformazioni dovute ai danni provocati dal terremoto del 1883 o a rimaneggiamenti ed ampliamenti voluti dai diversi proprietari.


Bibliografia: Delizia Ilia, Ischia. L’Identità negata, Napoli, ESI, 1987, pp. 176-177; Salvati Francesco Paolo, Architettura dell’isola d’Ischia, Napoli, 1951; Sardella Filomena, Architetture d’Ischia, Bologna, Analisi Trend, 1985.

Palazzo Piromallo, XVIII sec. (?), cortile

Palazzetto, XVIII sec., cortile

Palazzetto, XVIII sec., cortile

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